| "Una vita per l'Arte" |
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| Scritto da Ufficio Stampa Evento |
| Martedì 04 Ottobre 2011 13:43 |
| Questo articolo è stato letto: 108 volte |
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Domenica 30 ottobre 2011, alle ore 11, presso la Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea “Giovanni da Gaeta”, in Via De Lieto 2, in Gaeta, sarà consegnato l’alto riconoscimento “Una vita per l’Arte” a Mario Persico protagonista dell’arte napoletana e nazionale
del Novecento e raffinato intellettuale.
All’artista sarà consegnata la statuetta in bronzo di Giovanni da Gaeta appositamente realizzata dallo scultore Erasmo Vaudo, simbolo del riconoscimento. Questo oscar per l’arte istituito dall’Associazione Culturale Novecento e dal Comune di Gaeta è giunto alla ottava edizione ed ha visto negli ultimi tre anni vincitori personaggi dell’Arte come Giancarlo Isola, Ennio Calabria e Andrea Sparaco.
Mario Persico: una vita per l’arte e nell’arte. Mario Persico nasce a Napoli nel 1930 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Conseguito il diploma di maturità artistica, frequenta per tre anni la Facoltà di Architettura di Napoli per poi dedicarsi esclusivamente alla pittura diplomandosi presso l’Accademia di Belle Arti della sua città.Muove i primi passi nel campo dell’arte sul finire degli anni Quaranta, le sue prime esposizioni risalgono, infatti, al 1949 Nel 1958 è tra i fondatori del “Gruppo 58” con Biasi, Del Pezzo, Fergola e Luigi (Luca ) Castellano. Nell’ambito del gruppo, le sue opere si distinguono per la tendenza al mostruoso e al metamorfico. Il 1963 segna per l’arte di Persico un momento importante: il passaggio da un’arte bidimensionale alla costruzione di oggetti tridimensionali, le cosiddette opere Praticabili; poi nel 1965 crea gli scacchieri e le opere tattili, opere per così dire “aperte”, oggetti che possono essere modificati secondo una serie di combinazioni possibili. Ci si ribella dunque alla cornice ed a tutto ciò che intende l’opera come rappresentazione conclusa, perfetta e infinita in un mondo infinito. Nel 1965 Persico entra a far parte del gruppo napoletano di patafisica fondato da Baj. La patafisica è una “Scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità”. Dal 1967 Persico realizza in successione i Segnali, gli Oggetti ammiccanti e le Gru Erotogaie, con le quali interviene in luoghi pubblici di Stuttgart e Napoli; e poi ancora realizza Le sedie dell’isteria nel 1971 e quelle della Tortura nel 1974, con le quali approfondisce, in particolare, il rapporto uomo-oggetto. Sono assemblaggi solo apparentemente insignificanti, perché essi tendono in realtà a rovesciare il rapporto abituale che si ha con gli oggetti: non più passivi ma “oggetti pulsanti”, che tentano, irritano, danno fastidio, fanno pensare, teorizzando, in pratica, il loro vero trionfo e la fine della soggettività cartesiana. Il processo è il medesimo della sua poesia/collage ove la parola, estrapolata, ritagliata, ricontestualizzata, supera il suo significato letterale diviene vero atto creativo che riscrive il già scritto, facendosi tutt’uno con la sua nuova dimensione d’immagine. Nel 1973 lavora per i costumi e le scene per opere di Berio, su testi dell’amico poeta Sanguineti, e Monteverdi. Nel 1995 con Pirella e Sanguineti collabora alla stesura del Manifesto dell’antilibro. Nel 2001 è eletto Rettore Magnifico dell’Istituto Patafisico partenopeo, rinnovandone lo spirito e l’organizzazione, come testimonia la rivista Patapart. Nel 2007 in Castel dell’Ovo a Napoli è ospitata una sua importante antologica, summa della sua ultra sessantennale carriera. Finalmente la sua città ed il mondo artistico italiano gli tributano il meritato riconoscimento. Riconoscimento per le sue grandi doti tecniche, Persico è, infatti, fine disegnatore, ottimo pittore e sapiente “Artigiano”, per il rigore intellettuale della sua ricerca, per l’assoluto rispetto nel proprio lavoro, per l’intransigenza morale, per l’impegno etico e sociale affrontato con forza prorompente e satira sferzante, ma sempre con estrema lucidità, raziocinio e dignità. All’età di ottantuno anni Mario Persico sprigiona ancora tanta energia, la sua voce tonante incute soggezione, le sue parole sono lame taglienti. Nei suoi occhi traspare la consapevolezza e la fierezza d’aver attraversato, da protagonista, una difficile ma esaltante stagione artistica, finalmente valutata con equilibrio dalla critica storica e militante, senza pregiudizi ma con criteri qualitativi, storici e sociali. |
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