| Versi di dolore e di vita: a Gaeta le poesie di Max Condreas |
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| Scritto da PerroneLab |
| Giovedì 04 Marzo 2010 18:14 |
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Sarà presentata a Gaeta il 13 marzo prossimo, alle ore 17.30, nella PinacotecaComunale d'Arte Contemporanea (via De Lieto n.2), la raccolta poetica "DalMarciapiede dei Ricordi", di Max Condreas.
Un libro interessante, il secondo della collana "La Luna e gli Specchi" dellaPerroneLab, interamente dedicato a questo autore graffiante e romantico del Golfo diGaeta. Un "cantore della strada", del dolore, capace di "poetici deliri che inneggianoalla Vita", quella fatta di "carne e sangue", di "rumore", di riflessionealta e non comune sentire, sensibilità , quotidiano soffrire.A presentare il libro ci saranno il poeta e critico letterario Amerigo Iannacone edil docente universitarioo Carlo Scognamiglio. Max Condreas è nato a Formia, dove risiede, il 9 maggio 1969. La sua prima raccoltadi poesie, intitolata "Ali Tristi" e datata 1988-1999, è stata pubblicatanell'aprile 2002 sul libro split "Poesie" della Formia Autoproduzioni. Nel2006, invece, per Lulu Edizioni è uscita la raccolta "Macchie di Tempo" e, nel2008, "Fiori Notturni"per conto delle Edizioni Libellula. Dall'aprile del2008, inoltre, Condreas è impegnato come ideatore, produttore e redattore dellapubblicazione letteraria de-Comporre, con Ambra Simeone e Simone Lucciola. "Com'è dolce il dolore / quando coi suoi artigli / di gatto randagio, / ti
sfregia dappertutto" E' da apprezzare, nei versi di Max Condreas, la grande capacità di "cantare ildolore senza sbavature o forzature, senza banalità e finzioni". Il "suo" è undolore che sicuramente contagia, che lascia senza fiato, che paralizza il respiro perla crudezza di immagini con cui è stato descritto, fotografato, reso visibile.Finanche percepibile. Cantare il dolore (urlare sarebbe fin troppo facile e scontato!) diventa, nei suoiscritti, un mescolare sentimenti e obiettivi, una sorta di chiave-grimaldello perriaprire le porte dell'Io, per rimettere in moto il sentire e ritrovare la stradagiusta dell'essere. "Sono come un sasso / scagliato da tempo / nel fondo del mare./ Ricoperto
d'anemoni". La crudezza della condizione d'impotenza in cui, spesso, ci fa comodo restare,cozza rabbiosamente con la segreta aspirazione all'incanto del vivere in pienezza.Solo dai â"tagli", allora, può risgorgare la linfa vitale, la forza interiore chealimenta la Vita. Serve il Sangue, insomma, per risvegliare dal letargocolpevole il cuore "di carne e di pietra", prigioniero di deludenti risvolti cheil vivere ha preso nonostante le pallide volontà o l'ingegnoso dedicarsi "animae corpo" al "servizio del peccato". "Se coltivo tristezza è solo / per fartene dono, fanciulla. / Questi neri fiori
d'amore sono per te". E' in questo arrendersi alla regale presenza dell'Amore che Condreas ci regala iversi migliori, che apre interamente lo scrigno prezioso del dire per catturareattenzione e dedizione, commozione e approvazione.Dove non arrivano i propositi o i sentimenti, arriva la Poesia: regina dagli occhiscintillanti, lama sinuosa, madre dai seni che saziano, bacio che libera per sempredall'ingombro del passato. |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Marzo 2010 18:22 |
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