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Italiani popolo di migranti - Museo dell'Emigrazione Italiana PDF Stampa E-mail
Sabato 24 Ottobre 2009 10:45
“E' un riconoscimento a tutti gli emigrati italiani da parte dell'Italia ed, allo stesso tempo, è il primo evento realizzato in occasione delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia:  un modo per reinserire a pieno titolo  la storia dell'emigrazione  nella storia nel nostro paese. Una storia di cui non ci dobbiamo vergognare che i testi scolastici però dimenticano e che deve invece essere conosciuta perchè grande è stato il contributo dei 29 milioni di italiani che sono emigrati. Ci auguriamo quindi che le tante persone, tra cui i molti studenti, che visitano ogni anno il Vittoriano possano scoprire  qui questa importante realtà e, allo stesso tempo, essere più tolleranti  e compassionevoli verso i tanti emigrati che arrivano oggi in Italia.” Così il Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri Sen. Alfredo Mantica spiega le motivazioni che hanno portato all'apertura del  Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, inaugurato il 23 ottobre presso il  Complesso del Vittoriano  a Roma.

Promosso dal Ministero degli Affari Esteri con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il nuovo museo  raccoglie  documenti originali, fotografie, giornali, lettere autografe, video d'archivio, riviste d'epoca, manifesti, cartoline, oggetti caratteristici:  una serie di testimonianze che permettono di ricostruire in modo esaustivo il fenomeno migratorio italiano nelle sue diverse fasi storiche, con attenzione anche alle particolarità regionali.

Allestito secondo un criterio cronologico, il percorso museale si articola in cinque sezioni partendo  dall’Unità d’Italia (con alcuni cenni all’emigrazione precedente) fino ai nostri giorni: 150 anni di storia illustrati anche attraverso  tabelle didattiche, grafici e giochi interattivi.

Il percorso si apre prendendo in considerazione  la prima grande ondata migratoria avvenuta successivamente all'Unità d'Italia. Pannelli e documenti illustrano  la realtà italiana di quel periodo sia dal punto di vista economico-sociale-culturale che della politica dello stato italiano verso l’emigrazione e spiegano  come, a causa della povertà e  della violenza,  furono ben 14 milioni gli italiani che lasciarono il proprio paese dal 1876 sino alla prima Grande Guerra. “O brigante o emigrante” scriveva Francesco Saverio Nitti ( 1868- 1953) riassumendo così  il destino di tanti italiani. Interessante notare come sino alla fine del XIX secolo, le regioni con il più alto numero di partenze sono state il Veneto ( 879.000) seguito dal Friuli ( 803.000), dal Piemonte ( 685.000) e dalla Lombardia (497.000). Fra le regioni meridionali  il record di partenze lo detiene  la Campania ( 470.000). I  dati  sfatano, dunque,  il luogo comune che vuole che l'emigrazione italiana sia un fenomeno circoscritto alle regioni meridionali. Altrettanto interessanti le destinazioni: i veneti e i friulani che emigrano in America Latina, i Meridionali che si dirigono in Nord America, i Padani che preferiscono  Francia e Belgio.

La seconda sezione  racconta  i momenti tipici dell’atto emigratorio in quel periodo storico, ovvero dal 1876 al 1915: dal reclutamento al  porto d’imbarco, dallo  sbarco alle  abitazioni,  descrivendo  le tipologie di lavoro,  le discriminazioni, i problemi d' inserimento.

La terza sezione è dedicata all'emigrazione  avvenuta  nel periodo delle due guerre mondiali (1916-1945) e sottolinea  le caratteristiche sociali del periodo ed i momenti tipici di questo fenomeno anche in rapporto al fascismo, al colonialismo e alle migrazioni interne. I documenti in mostra sottolineano  come l'introduzione di leggi restrittive negli Stati Uniti e la crisi del '29 portino gli italiani maggiormente in Europa (51% ) e meno nelle Americhe ( 44%).

L’emigrazione italiana nel secondo dopoguerra (1946-1976) è il tema della quarta sezione che illustra la trasformazione dei flussi migratori dall’Italia nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, la ricostruzione ed il decollo economico, l’accrescimento della legislazione e  dell'organizzazione sociale a protezione del migrante.

Chiude il percorso, la sezione sull’attuale realtà degli italiani nel mondo ed il mondo accolto dall’Italia (1977-2008). Vengono qui forniti dati  sulle comunità italiane nel mondo: si contano oggi  60-70 milioni di oriundi italiani. Le presenze più numerose  si trovano in Argentina (24 milioni), negli Stati Uniti (16 milioni), in Brasile (20 milioni), Canada (1,2 milioni), Australia ( 760 mila) e Uruguay (680.000).
La sezione non  ignora la realtà attuale degli “emigrati ad alta qualificazione”: circa 50.000 ogni anno. Contemporaneamente, viene sottolineato come l’Italia si sia trasformata, a partire dagli anni '70,  in paese d’immigrazione: quasi quattro milioni di emigrati vivono oggi nel nostro paese.

Nella parte finale, è stata allestita, infine,  una biblioteca  dove si possono consultare le pubblicazioni dedicate a questo argomento. Da segnalare anche una sala cinema dove viene proiettato  un documentario dal titolo “L'Emigrazione Italiana e il Cinema” con interventi di molti registi che hanno parlato di emigrazione tra cui  Emanuele Crialese, Carlo Lizzani, Enrico Magrelli, Gabriele Salvatores.

Grazie al supporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in occasione dell’inaugurazione del Museo è stato  presentato anche il sito web del Museo Nazionale dell’Emigrazione finalizzato al censimento in chiave regionale di tutti i soggetti che operano nel campo  dell’emigrazione italiana, affinché agli utenti sia accessibile un motore di ricerca unitario per indagini sinottiche ed agli operatori di avviare e rafforzare sinergie grazie ad una piattaforma virtuale comune.

Prestigioso il pool di istituzioni che hanno messo a disposizione parte del loro patrimonio storico, culturale e artistico inerente l’emigrazione, tra queste segnaliamo  la Biblioteca Nazionale, Rai Teche, l’Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi, l’Archivio Centrale di Stato, l’Archivio di Stato di Roma, l’Istituto Luce.

Importante il contributo del Comitato Scientifico composto dal Presidente del Centro Studi Emigrazione di Roma (CSER)  Lorenzo Prencipe; la Prof.ssa Maddalena Tirabassi, Direttore scientifico del Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane di Torino; la Dr.ssa Catia Monacelli, Direttore del Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti di Gualdo Tadino; il Prof. Marcello Saija, Direttore della Rete Musei Siciliani di Emigrazione;  il  Dr. Fabio Capocaccia, Presidente del Centro Internazionale di Studi sull’Emigrazione di Genova (CISEI); il Prof. Franco Salvatori, Presidente della Società Geografica Italiana; la Dr.ssa Maria Rosaria Ostuni, Responsabile Scientifico della Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana di Lucca; e il  Prof. Matteo Sanfilippo, co-Direttore dell’Archivio storico dell’emigrazione di Viterbo.
Il Museo è diretto da Alessandro Nicosia, Presidente di Comunicare Organizzando.

Ulteriori informazioni: Museo Nazionale dell' Emigrazione Italiana, Complesso del Vittoriano, Piazza dell'Ara Coeli, Sala Gipsoteca. Aperto dal lunedì al giovedì 9.30 –18.30; venerdì e sabato 9.30 – 19.30. Entrata libera. L’accesso è consentito fino a 45 minuti prima dell’orario di chiusura. Info: tel. 06/69202049. (23/10/2009-Letizia Guadagno-ITL/ITNET)

fonte: www.italiannetwork.it
 

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